Angelo Marco Giordano, storia di un destino scritto in una tesi

A volte il destino si diverte a tessere storie al limite dell’incredibile. Coincidenze a cui nessuno può fare caso assumono un’importanza straordinaria troppo tardi, quando ormai si riguarda agli eventi compiuti con il sorriso amaro di chi sa che non poteva fare nulla in prima persona, ma forse qualcosa poteva essere diverso.

La storia di Angelo Marco Giordano è l’esempio di quanto fatti e coincidenze possano mischiarsi per arrivare a costruire una trama degna del miglior Stephen King. Perché un pizzico di orrore si inserisce in questo racconto dal finale tragico. Un malore, probabilmente un infarto, pochi minuti dopo aver concluso una partita di calcio a cinque. E’ questa la causa della morte di Giordano, professore di educazione fisica e allenatore di una squadra di bambini. Laureato in scienze motorie con una tesi affascinante e una domanda inquietante: Morosini, il centrocampista del Livorno morto in campo per un infarto, sarebbe ancora vivo se nell’impianto ci fosse stato un defibrillatore?

Un quesito che rimarrà senza risposta, ma intanto sorprende come il professore possa aver condiviso il tragico destino con l’oggetto della sua tesi. Giordano credeva nella necessità di avere un defibrillatore in ogni impianto sportivo, perché si può salvare una vita umana. La palestra di Mestre in cui stava giocando non ne era fornita, e a farne le spese è stato lui.

Rischiando di cadere nel banale, non si può evitare di sottolineare come la sua sorte dia ulteriore slancio al messaggio che voleva lanciare. Il defibrillatore serve, dappertutto. E anche se il governo continua a mandare la data entro cui ogni società dovrà munirsene (siamo arrivati a luglio 2017), quest’ultimo caso evidenzia la centralità della richiesta di diverse associazioni. Già l’episodio di Morosini era troppo, farsi trovare impreparati  cinque anni dopo è un ulteriore delitto. Non solo per la sanità, ma per tutti gli amanti dello sport.

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