Uber-Taxi, i tre errori della Raggi in piazza con i tassisti

Se il tempio di Giano si ergesse ancora a Roma, nell’ultimo periodo le sue porte sarebbero immancabilmente aperte. Non per un’effettiva campagna militare, ma per la continua guerriglia per mantenere o scombussolare l’ordine dell’Urbe. L’ultimo caso a far discutere, quando ancora la questione del nuovo stadio è lontana da una soluzione, è la protesta dei tassisti. Con oggi si arriva a sei giorni di sciopero operati nelle principali città italiane, di cui Roma è di nuovo il faro. La novità è però costituita dalla posizione presa dalla sindaca Virginia Raggi, che oggi si è recata in piazza con i manifestanti esternando la sua vicinanza ai tassisti. Una presa di posizione significativa, effettuata però con tempi e modalità discutibili. A un’osservazione più attenta si possono rilevare almeno tre errori nella modalità di azione.

Dichiarazioni – Le parole della Raggi riportate dall’Ansa sono per lo meno imprecise. Nel senso che la sindaca parla di opposizione a una riforma voluta dall’alto, quando in realtà si chiede proprio la sua applicazione in tempi brevi. La protesta è piuttosto contro l’emendamento del Milleproroghe che rinvia la riforma stessa. Un dettaglio non da poco, usato forse per provare a screditare il PD che ha votato a favore del Milleproroghe. Allo stesso modo parlare di “riforme che complicano il sistema” è fuori luogo, proprio perché la decisione è solo un rinvio. Di un atto che, ripetiamo, i tassisti vogliono venga applicato ora. Errore di informazione o tentativo di demagogia?

Nessuna condanna alla violenza – Sempre nelle parole riportate, salta all’occhio l’assenza di parole contro la violenza che ha contraddistinto parte dello sciopero. Insulti, uova marce e bottiglie di vetro contro gli autisti di Uber, lancio di oggetti di vario genere sulla Polizia incaricata di evitare conseguenze spiacevoli con la protesta. Schierarsi completamente dalla parte di uno sciopero che, piaccia o meno, si è reso protagonista anche di atti del genere è come minimo politicamente scorretto.

Attacco al mercato del lavoro? – Appoggiare la posizione dei tassisti e ignorare le possibilità di un’applicazione come Uber risulta controproducente in un mercato del lavoro in difficoltà come quello italiano. Il ministro dell’economia Padoan ha spiegato che le due realtà possono convivere, e la concorrenza può solo stimolare la qualità del servizio aumentando i posti di lavoro. Anche se part-time, come nel caso di Uber. Strano che un partito come il Movimento 5 Stelle, dichiaratamente attento alle esigenze del popolo dei lavoratori, sottovaluti un’opportunità del genere.

 

Angelo Marco Giordano, storia di un destino scritto in una tesi

A volte il destino si diverte a tessere storie al limite dell’incredibile. Coincidenze a cui nessuno può fare caso assumono un’importanza straordinaria troppo tardi, quando ormai si riguarda agli eventi compiuti con il sorriso amaro di chi sa che non poteva fare nulla in prima persona, ma forse qualcosa poteva essere diverso.

La storia di Angelo Marco Giordano è l’esempio di quanto fatti e coincidenze possano mischiarsi per arrivare a costruire una trama degna del miglior Stephen King. Perché un pizzico di orrore si inserisce in questo racconto dal finale tragico. Un malore, probabilmente un infarto, pochi minuti dopo aver concluso una partita di calcio a cinque. E’ questa la causa della morte di Giordano, professore di educazione fisica e allenatore di una squadra di bambini. Laureato in scienze motorie con una tesi affascinante e una domanda inquietante: Morosini, il centrocampista del Livorno morto in campo per un infarto, sarebbe ancora vivo se nell’impianto ci fosse stato un defibrillatore?

Un quesito che rimarrà senza risposta, ma intanto sorprende come il professore possa aver condiviso il tragico destino con l’oggetto della sua tesi. Giordano credeva nella necessità di avere un defibrillatore in ogni impianto sportivo, perché si può salvare una vita umana. La palestra di Mestre in cui stava giocando non ne era fornita, e a farne le spese è stato lui.

Rischiando di cadere nel banale, non si può evitare di sottolineare come la sua sorte dia ulteriore slancio al messaggio che voleva lanciare. Il defibrillatore serve, dappertutto. E anche se il governo continua a mandare la data entro cui ogni società dovrà munirsene (siamo arrivati a luglio 2017), quest’ultimo caso evidenzia la centralità della richiesta di diverse associazioni. Già l’episodio di Morosini era troppo, farsi trovare impreparati  cinque anni dopo è un ulteriore delitto. Non solo per la sanità, ma per tutti gli amanti dello sport.